Giorni fa avevo postato un articolo che parlava di quanto le AI semplificano le attività dei sistemisti e del pericolo che questo portasse via competenza. Parlava di questo e di quale potesse essere la strada per evitare che questo succeda e degli interrogativi per il futuro. Un articolo tutto sommato innocuo. Moderato direi. Lo trovate su questo blog, giusto per farvi un’idea. Poi ho postato l’articolo anche su reddit con un link e sono stato a guardare. Le reazioni feroci non si sono fatte attendere.
L’articolo in seguito è stato rimosso e il mio account bannato dalla community in cui l’avevo postato. La ragione? Il link inserito era contrario alla policy della community. Una ragione un po’ forzata per giustificare addirittura un ban. Ma le community su reddit purtroppo sono così.
Leggendo i commenti però si leggeva molto molto di più. Ammettiamo la ragione ufficiale, niente da dire su quello… nonostante l’ovvio dispiacere, intendiamoci. Non rispetti una regola? Ne paghi le conseguenze. Corretto. Eppure nei commenti ho letto tanto astio, tanta paura, tanto risentimento per una tecnologia che a quanto pare viene vista come il male assoluto e il flagello del nostro tempo. E se per qualche ragione usi quelle tecnologie per scrivere meglio o per aggiungere un’immagine simpatica a un tuo articolo… anche tu fai parte di quel male.
Questo mi fa pensare, guardando alla storia, a quando vennero introdotti i trattori togliendo lavoro ai contadini… oppure quando le prime macchine automatiche tolsero lavoro alle fabbriche. È questa la paura che abbiamo come società? Siamo ancora a questo? Certo, sarà anche il solito cliché di chi giustifica le nuove tecnologie… ma non è così per tutte le professioni che oggi stanno vivendo questo cambiamento?
Gli studi su quei periodi storici dimostrano che a un primo periodo di riduzione del lavoro ne seguirono altri enormemente floridi che ci hanno fatto crescere non solo come società ma come umanità. Il benessere crescente introdotto da quelle tecnologie ha aumentato l’alfabetizzazione, ha ridotto la mortalità, ha aumentato la durata della vita media di intere comunità. È triste che non riusciamo a vederlo.
Ma è anche enormemente comprensibile dal punto di vista del singolo individuo. Il contadino che ha coltivato per anni vede la sua professionalità spazzata via davanti a macchine che fanno il lavoro di cento persone come lui senza mai fermarsi. Quante volte sono successe cose simili nella nostra storia? Come non sentirsi schiacciati, defraudati… impotenti? La rabbia è l’ovvio passo successivo.
Così per assurdo la società in generale migliora ma il singolo individuo rimane schiacciato dal progresso che ha generato quel miglioramento. Come spiegare al contadino che dovrà cambiare lavoro, o fare lo stesso lavoro ma in modo diverso… adattarsi alla fine per trovare ancora il suo spazio? La sua reazione, ripeto, è comprensibile. Ma secondo me è anche mal indirizzata. Ha senso prendersela con il trattore… o magari con i produttori dei trattori che gli stanno togliendo il lavoro? Poco utile secondo me. O quantomeno non dovrebbe essere necessario in una società civile con un governo che realmente lavora negli interessi dei suoi cittadini.
Quello che forse dovremo fare è insistere con i nostri governi perché regolamentino l’uso di queste nuove tecnologie, in modo che il periodo di transizione verso una nuova stabilità ed equilibrio sia il più possibile ridotto. Trovare il modo di riqualificare le persone. Ridare alla società che perde possibilità di impiego parte del valore perso tramite una concreta tassazione che restituisca valore alla società. Facendo in modo che i singoli non siano più schiacciati ma orientati verso un’alternativa, mantenendo un impatto sociale sostenibile. Non sarà bello per tutti, ammettiamolo. Anzi. Sarà traumatico per molti.
E in questo torno alla reazione scomposta di quegli utenti di reddit da cui sono partito. La stessa paura, seppur in modo più educato e composto, concedetemelo… la sento io stesso come informatico. Per fare un semplice esempio, seppur in un’attività che è solo un hobby… guardo questo sito e mi chiedo oggi che senso abbia di esistere. Un blog nel 2026 che parla tanto di AI e spesso usando proprio l’AI per risolvere problemi…
Con uno strumento tanto potente a disposizione di tutti, che senso ha raccontare o documentare esperienze relative a nuove tecnologie? L’AI ci consente di risolvere problemi che fino a ieri non avrei mai neanche pensato di affrontare. Lavori di ore diventano minuti. Il pensiero diventa azione e servizi in produzione in meno di mezza giornata. Ma con un “Genio della Lampada” che lascia desideri infiniti a disposizione di tutti… che senso ha oggi documentare o raccontare come si fanno certe cose? Tanto le persone lo chiederanno all’AI che farà direttamente il lavoro, e pure in modo impeccabile.
Il mio ruolo rimane quello del controllore… certo… in base alla mia esperienza e al mio criterio di validazione che, per inciso, dovrà SEMPRE far parte dell’equazione per garantire sicurezza e controllo. Ma un sito come questo… che senso ha oggi? Rimane solo il diario di un informatico che racconta (spesso facendosi aiutare dalla stessa IA, perché il tempo è davvero poco…) l’entusiasmo per le nuove tecnologie. Serve solo a me per scrivere e condividere? Che altro valore può dare a un lettore? Su questo mi interrogo come oggi ci interroghiamo tutti su quello che sarà il nostro futuro.
Ma non accetto che la conclusione sia negativa e che ci lasciamo in questo pantano emotivo fatto solo di incertezze. Voglio provare a guardare avanti. Guardo a un futuro in cui il nostro modo di lavorare con questi nuovi strumenti sarà diventato qualcosa di diverso. Di migliore. Quello in cui una nuova tecnologia finalmente trova il suo equilibrio con le persone e diventa nel modo giusto quello che dovrebbe essere fin dall’inizio: la vera estensione delle capacità umane.
Oggi possiamo fare molto di più di quello che potevamo fare ieri. Usiamo questa capacità! Anziché prendercela con la tecnologia e con chi la usa, usiamola a nostra volta. Anziché sederci nella nostra autocommiserazione in cui pensiamo immancabilmente (sbagliando) che il passato era per forza migliore… proviamo a usare queste nuove estensioni della nostra capacità di fare per fare cose che ieri non avremmo neanche pensato di poter avvicinare.
Torno su questo perché è il punto più importante. Se ieri potevamo fare qualcosa di buono… domani potremo fare qualcosa di migliore. E non è inutile prosa… è realtà. Basta non fissarsi su problemi come “oddio… povero me… queste due righe di codice non le ho scritte davvero io!! Dove andremo a finire??”. Non lasciamo che la paura dell’ignoto ci blocchi. Deve aiutarci a fare le cose nel modo giusto… proteggerci dai nostri errori. Ma non fermarci. Proviamo a guardare avanti… alziamo lo sguardo oltre i nostri piedi.
Il futuro è sempre un’incognita… ma ristagnare nelle nostre paure… nella nostra “zona di comfort” in cui finiamo solo per autocommiserarci non porta a nulla. Condividiamo insieme le stesse paure, i timori che ho sono sempre lì. Le incognite non sono sparite. Temo per il futuro della mia professione come per quella di tutti quelli che si ritrovano a confrontarsi con queste tecnologie? Sì, tanto.
Qui racconto un po’ delle mie esperienze in tutto questo. È questo forse il vero valore che questo sito porta. Facciamo un passo avanti… proviamo a usare queste tecnologie con la nostra esperienza, la nostra voglia di fare. Sempre con razionalità, responsabilità e concretezza. Non sappiamo dove questo ci porterà domani e vorrei tanto avere delle risposte rassicuranti per tutti. Ma di una cosa sono sicuro: è sempre meglio che lasciarsi governare dalla paura del futuro.








