No Man’s Sky: esploratori di un universo sconosciuto

C’era qualcosa di speciale nell’estate del 2016, quando No Man’s Sky uscì tra aspettative enormi e polemiche altrettanto grandi. Questo post non è una recensione — è il racconto di un’esperienza, come la galassia che descrive: personale, unica, irripetibile.

Cos’è No Man’s Sky?

È un gioco di esplorazione spaziale in cui vestite i panni di un avventuriero, risvegliatosi dopo un incidente e completamente disperso su uno dei tanti pianeti di un’immensa galassia. A vostra disposizione avete sola la vostra astronave da riparare, la vostra tuta di sopravvivenza con relativo zaino e un oggetto singolare chiamato multitool. Quest’ultimo è utile sia per difendervi che per estrarre minerali dalle rocce e dalla vegetazione che incontrerete.

I minerali sono la chiave per costruire qualsiasi cosa: le loro combinazioni vi permetteranno di creare elementi più complessi e addirittura oggetti. Un po’ alla Minecraft.

Solo una volta rimessa in sesto l’astronave — attività che ovviamente ha la funzione di un mero tutorial — potrete cominciare il vostro viaggio. La destinazione è addirittura il centro della galassia. Il perché vi siate diretti lì non vi è dato saperlo, ma in fondo non è neanche realmente così importante. Il vero scopo del gioco, fin dall’inizio, sembra essere il viaggio stesso.

Una galassia infinita. O quasi.

Per chi non lo sapesse, l’idea originale alla base di NMS è quella di aver creato un universo di pianeti interamente grazie a un algoritmo procedurale. Gli sviluppatori hanno messo insieme una serie di algoritmi matematici e regole fisiche per generare automaticamente un intero universo fatto di stelle, pianeti e asteroidi. I numeri dicono: oltre 18 trilioni di pianeti. Su ogni pianeta potete trovare oceani e continenti con vegetazione e animali, anch’essi creati sulla base di algoritmi automatici procedurali e pseudocasuali.

Perché? Per creare un universo realmente sconfinato ed inesplorato dove ogni luogo da voi scoperto è realmente qualcosa che nessun uomo ha mai visto prima… neanche gli sviluppatori stessi.

Ha dei limiti tutto questo? Certamente sì e dopo un po’ alcune ripetizioni le vedrete. Ma non importa. La cosa importante è che la tua prima ora su NMS è fantastica. Mi sono sentito un ragazzino che entrava in una puntata di Star Trek chiedendomi: cosa ci sarà su quel pianeta? L’aria sarà respirabile? Ghiacciai o clima torrido? Ci saranno animali?

Dove sono adesso?

Sono ormai oltre il trentesimo salto nell’iperspazio e la sensazione c’è ancora. Potrei parlarvi di quel pianeta dalle singolari formazioni rocciose che sembravano immense radici, oppure di quella piccola luna boscosa che orbitava accanto a quel pianeta gigante rosso… questo gioco è fatto di questo: del gusto di esplorare.

È perfetto? Assolutamente no. I limiti degli algoritmi dopo un po’ diventano palesi. Ma non importa, perché non mi sono ancora stancato e ogni volta che penso di aver visto tutte le possibili varianti trovo qualcosa di nuovo e inaspettato. Ho letto diversi articoli sui limiti di questo titolo rispetto a quanto inizialmente era stato promesso, ma l’idea alla sua base rimane comunque unica e una chance la merita.

Ci sono giochi su cui lavorano gruppi di sceneggiatori, team di grafici, dozzine di programmatori ed eserciti di beta tester. NMS non é uno di questi. Eppure, con tutti i limiti di un titolo indipendente dal budget ristretto, questo titolo mi ha dato la sensazione che pochi altri prima erano riusciti a darmi: l’emozione di essere “là dove nessuno era mai giunto prima”.

Per il resto vi aggiornerò più avanti. Ora devo trovare il modo di procurarmi altra antimateria: ho un appuntamento con l’Atlas nel prossimo sistema stellare. Non facciamolo aspettare…